Parma e la Misteriosa storia Templare

Cavalieri templari - Wikipedia

1 giorno – Parma nascosta

arrivo a Parma, check-in in hotel, disbrigo dei bagagli e inizio tour.

Incontro con la vostra guida, inizio del tour del centro cittadino, la guida si soffermerà alla Cattedrale e il Battistero, visita esterna del Teatro Regio. Visita della Basilica di Maria della Steccata e del Museo vicino del Ordine Costantiniano di San Giorgio la cui sede è nella Basilica stessa.

La chiesa fu dedicata alla vergine ha una storia molto antica narra esisteva sin dal 1392 un oratorio eretto per ospitare una venerata immagine di san Giovanni Battista dipinta a fresco sulla parete esterna di una casa di Strada san Barnaba (oggi via Garibaldi): l’edificio divenne poi sede di una Confraternita intitolata alla Vergine Annunciata e finalizzata alla distribuzione di doti matrimoniali per le fanciulle nubili povere e prive della protezione paterna. Verso la fine del XIV secolo sulla facciata dell’oratorio venne realizzato il dipinto di una Madonna allattante, che divenne presto oggetto di particolare devozione da parte dei parmigiani; dal fatto che l’area dell’edificio era protetta da una staccionata, realizzata forse proprio per regolare l’afflusso dei numerosi pellegrini, quella Vergine iniziò ad essere invocata col titolo di Madonna della Steccata. Per meglio custodire la preziosa immagine, nel 1521 i congregati decisero di far erigere un grandioso santuario. Il 4 aprile del 1521 il vescovo di Lodi Nicolò Urbani pose la prima pietra dell’edificio: i lavori vennero affidati agli architetti Bernardino e Giovan Francesco Zaccagni da Torrechiara, che avevano già diretto il cantiere della chiesa abbaziale di San Giovanni, e dal 1525 proseguirono sotto la supervisione di Gian Francesco d’Agrate; la cupola venne realizzata invece tra il 1526 ed il 1527 da Antonio da Sangallo il Giovane, che era stato inviato a Parma da papa Clemente VII per alcuni lavori di architettura militare. Vi sono degli affreschi del pittore parmense Aurelio Barili. a chiesa venne consacrata il 24 febbraio del 1539 dal cardinale Gian Maria Ciocchi del Monte, legato papale a Parma e Piacenza.Nel 1718papa Clemente XI sottrasse il santuario alla Congregazione che l’aveva voluta per donarla al duca Francesco di Parma e Piacenza, che ne fece la sede dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, l’ordine equestre il cui gran magistero era stato ceduto nel 1699 da Andrea Flavio Comneno ai Farnese. Nella cripta della basilica riposano le spogli dei Borboni e dei Farnesi.

Il percorso continua con la visita con il Museo dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio,

iniziando dalla Galleria degli Stemmi. Il lungo corridoio, raggiungibile dopo aver risalito nuovamente due rampe di scale, è decorato con una serie di stemmi appartenuti ai cavalieri dell’Ordine Costantiniano nominati dalla duchessa Maria Luigia, che si fregiò del titolo di Gran Maestro dell’Ordine dal 1816 al 1847.L’ambiente ospita inoltre due grandi statue lignee dorate di San Domenico e Santa Rosa, create dall’intagliatore Lorenzo Aili nel XVII secolo. Sagrestia Nobile. Il grande ambiente fu innalzato fra il 1665 e il 1670, in aggiunta alla modesta sagrestia allora esistente, che era stata edificata sul luogo dell’originaria sagrestia a pianta circolare, progettata nel XVI secolo dall’architetto Gian Francesco d’Agrate. La sala rettangolare è interamente rivestita da notevoli armadiature lignee barocche, riccamente intagliate da Giovan Battista Mascheroni, coadiuvato da Carlo Rottini e Rinaldo Torri; a coronamento delle strutture corre un’elaborata cornice scolpita, intervallata dalle statue dei Quattro Evangelisti, realizzate nel 1670 da Francesco Nicolini.La struttura culmina nell’altare intagliato e dorato, su cui si innalza, all’interno di una grande cornice fiancheggiata da colonne tortili a sostegno di un grande timpano circolare, una grande pala raffigurante la Sacra Famiglia, dipinta nel 1607 dal pittore fiammingo Giovanni Sons.Nell’ambiente sono conservati gli arredi sacri donati nei secoli all’Ordine Costantiniano; i pezzi più pregevoli sono: alcune pianete, risalenti al XVI ed al XVII secolo;un paliotto argenteo con fondo ligneo dorato, realizzato nel 1717 da Michele Cruer;un reliquiario in argento dorato e sbalzato, modellato nel 1713 da Giuseppe Doria;un calice con ampolle in argento riccamente intagliato, del XVIII secolo.Quadreria Alexander RoslinDon Filippo di Borbone, 1751 L’ambiente è decorato con numerosi quadri e disegni appartenenti all’Ordine, realizzati fra il XVI e il XIX secolo da vari autori, tra i quali i Galli da BibbienaGirolamo Mazzola BedoliVincenzo CamucciniAlexander RoslinMichele Desubleo e numerosi altri. Sala Borbonica L’ultimo ambiente conserva il patrimonio araldico dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, composto dagli originali bozzetti per le uniformi e dagli antichi stemmari decorati. Sono inoltre esposti numerosi oggetti di importante valore storico, appartenuti alle famiglie Farnese e Borbone, tra cui: la camicia indossata dal re di Francia Luigi XVI sul patibolo;il mantello nuziale di Maria Luisa di Borbone;varie decorazioni onorifiche dei Borbone;antichi documenti e disegni.

Proseguiamo il nostro percorso per arrivare alla chiesa di Santa Maria del Tempio.

La chiesa, con l’annesso convento, fu fondata dai templari ed è ricordata per la prima volta nel 1230; dopo la soppressione dell’ordine (1312), la chiesa passò prima ai giovanniti e, nel 1527, agli amadeiti, che mutarono il titolo della chiesa da Santa Maria del Tempio a Santa Maria della Pace. Nel 1575 la chiesa passò ai frati cappuccini che la rinominarono Santa Maria Maddalena. I Farnese beneficarono molto il tempio: il duca Alessandro e i suoi successori si fecero seppellire, vestiti del saio cappuccino, nell’edificio. L’interno era a navata unica, con quattro cappelle laterali per parte. Sull’altare maggiore era collocata la Pietà e santi di Annibale Carracci, portata dai francesi a Parigi nel 1799 e restituita a Parma nel 1816, ora in Galleria nazionale; sulla sommità dell’ancona era una figura di Dio padre, ritenuta di uno dei Carracci o del Guercino, poi trasferita in Santa Caterina. Altri dipinti oggi in Galleria nazionale provengono dalla chiesa: la tela con la Maddalena che adora il Crocifisso di Giambattista Pittoni era nella seconda cappella a destra[1]; il quadro con i Santi Fedele da Sigmaringen e Giuseppe da Leonessa che calpestano l’eresia di Giambattista Tiepolo era collocato nella quarta cappella a destral’Immacolata Concezione e angeli di Giambattista Piazzetta si trovava nella seconda cappella a sinistra La chiesa conservava anche alcuni dipinti di Semplice da Verona. La chiesa iniziò a decadere in epoca napoleonica, con la soppressione dei cappuccini (1810). I frati riottennero la chiesa nel 1816 grazie a Filippo Magawly Cerati, ma ne vennero nuovamente cacciati a causa delle leggi eversive del governo sabaudo: tornati a Parma, nel 1877 il comune negò loro il permesso di reinsediarsi nel loro antico convento e i cappuccini si stabilirono nell’ex monastero delle agostiniane di Santa Caterina. Dopo aver ospitato la sede dell’Assistenza Pubblica di Parma, oggi la chiesa sconsacrata è sede di un circolo ARCI.

Pranzo libero, resto della giornata liberi per escursioni facoltative. Cena libera e pernottamento in hotel.

2 giorno. I ricordi Templari

Dopo la prima colazione partenza per Serravalle.

Piccolo borgo vicino a Varano Melegari, visita alla pieve di San Lorenzo con annesso battistero, nota anche come pieve di Serravalle, è un luogo di culto cattolico dalle forme romaniche e neoclassiche situato in via Provinciale Serravalle 92 a Serravalle, frazione di Varano de’ Melegari, in provincia e diocesi di Parma; appartiene al gruppo delle pievi parmensi.

Il battistero è considerato il monumento religioso più antico di tutto il Parmense.

L’originaria chiesa di Velium fu edificata sul luogo di un preesistente tempio pagano dedicato alla dea Diana in epoca imprecisata, probabilmente tra il X e l’XI secolo, anche se alcuni storici tendono ad anticipare la data della sua fondazione all’VIII o al IX secolo; risale al 1005 il primo documento che ne attesti l’esistenza.Il coevo battistero adiacente fu decorato con sculture dai tratti antelamici forse tra il XII e il XIII secolo .Nei secoli seguenti crebbe notevolmente l’importanza della pieve, da cui nel 1230 dipendevano ben 10 cappelle poste nei dintorni, tra le quali Careno. Agli inizi del XIV secolo[4] la chiesa fu completamente distrutta da un terremoto e fu successivamente ricostruita. Nel 1796 la pieve fu profondamente ristrutturata.Nel XIX secolo la chiesa fu restaurata a più riprese, nel 1814 e nel 1891.Tra il 1920 e il 1927 il tempio fu sottoposto ad altri lavori di restauro e fu dotato di un nuovo altare maggiore in marmo di Carrara; nel 1928 fu infine edificato l’alto campanile neoromanico.

In tarda mattina arrivo a Fontevivo e scoperta della tomba del Cavaliere Templare. Visita presso l’Abbazia di Fontevivo dedicata a San Bernardo.

L‘abbazia di Fontevivo è un’abbazia cistercense fondata nel 1142 da dodici monaci provenienti dall’abbazia di Chiaravalle della Colomba su richiesta dei marchesi Pallavicino di Busseto. Le due chiese sono in effetti molto simili tra loro, conservano quell’impronta cistercense impossibile da non notare. Tale somiglianza si nota anche nella distribuzione delle zone abitative del complesso, chiesa, cucina, dispensa e dormitori, sempre intorno al grande chiostro quadrato. Nel XVIII secolo l’abbazia venne ampliata e concessa al Collegio dei Nobili .di Parma portando a soggiornarvi anche Cesare Beccaria, autore del saggio “Dei Delitti e delle Pene”.       

FONTEVIVO (PR) – ABBAZIA DI SAN BERNARDO

LA TOMBA DEL CAVALIERE TEMPLARE

L‘abbazia di Fontevivo è un’abbazia cistercense fondata nel 1142 da dodici monaci provenienti dall’abbazia di Chiaravalle della Colomba su richiesta dei marchesi Pallavicino di Busseto. Le due chiese sono in effetti molto simili tra loro, conservano quell’impronta cistercense impossibile da non notare. Tale somiglianza si nota anche nella distribuzione delle zone abitative del complesso, chiesa, cucina, dispensa e dormitori, sempre intorno al grande chiostro quadrato. Nel XVIII secolo l’abbazia venne ampliata e concessa al Collegio dei Nobili di Parma portando a soggiornarvi anche Cesare Beccaria, autore del saggio “Dei Delitti e delle Pene”. La Madonna con Bambino .L’interno custodisce preziosissimi tesori. Il primo è un’antica Madonna con bambino in pietra policroma del 1100 di Benedetto Antelami. E’ un’opera notevole, oltre che per la qualità scultorea anche per le ampie tracce di colore rimaste sulla pietra (fatto molto raro), che testimonia quanto un tempo fosse ricca di vivaci coloriture.

Il templare Guido Pallavicino

Ma il tesoro più importante consiste nell’autentica tomba di un cavaliere templare, fatto piuttosto raro se si pensa che i Templari furono perseguitati dalla Chiesa. Il templare in questione è Guido Pallavicino, morto nel 1301, a coprire la sua tomba è una lastra in cui è riportato il cavaliere stesso vestito della sua armatura. E’ contornato da una scritta:

MARCHIO SEPULTUS MERITIS EST MARMORE SCULPTUS DET DATOR IPSE BONI REQUIEM PACEMQUE GUIDONI PELLAVICINO PRAENOMINE DE PEREGRINO MCCCI QUI DEDIT ABBATI PARTEM DE CURTE REDALTI.

La cui traduzione è:

“Il marchese sta qui sepolto, raffigurato nel marmo per i suoi meriti: Colui che dona ogni bene, dia pace e riposo a Guido Pallavicino della famiglia di Pellegrino, morto nel 1301, che donò all’Abate la proprietà della corte di Redalto”. Ogni 15 agosto…

I Templari come si sa, erano strettamente legati a figure di matematici, astronomi ed architetti e non a caso l’abbazia, ordinata dalla stessa famiglia di Guido Pallavicino, reca una struttura geometricamente particolare. Infatti il 15 agosto di ogni anno la luce che penetra dal rosone andrebbe a colpire una particolare lunetta dedicata alla Vergine. Alla Madonna era un tempo dedicata la chiesa, passata poi a San Bernardo nel XV secolo e alla Madonna erano devoti i Templari. Inoltre la chiesa è stata concepita sui parametri di Chiaravalle della Colomba, a ulteriore dimostrazione del legame di Bernardo da Chiaravalle con i cavalieri Templari, da lui sempre non solo difesi ma anche stimati.

L’attentato a Ferdinando di Borbone

Accanto a Guido Pallavicino vi è la tomba di Ferdinando di Borbone, ultimo duca di Parma, morto a Fontevivo il 9 ottobre 1802, qui seppellito in un’arca in marmo di Carrara ed in marmo verde, progetto dell’architetto spagnolo Francesco Lopez. Nell’urna è racchiuso il corpo del duca, mentre il cuore è conservato nella cripta della Chiesa della Steccata. I due geni alati, ai lati dell’arco, rappresentano la pace e la giustizia e le figure allegoriche nell’architrave le virtù del sovrano. Pare che subito dopo la visita a Colorno si sia sentito male in seguito ad aver bevuto una limonata offertagli dall’economo del collegio del vescovo Turchi. Dopo giorni di agonia morì, confermando il sospetto di avvelenamento da parte dei Farnese, dato che già qualche tempo prima aveva subito un attentato di assassinio fallito, sempre al Palazzo di Colorno. Il rifiuto di Ferdinando di accettare le decisioni del trattato di Aranjuez, per cui il ducato sarebbe dovuto passare sotto il controllo francese e di rinunciare alla sovranità sullo stato aveva reso scomoda la sua presenza. L’autopsia non trovò tracce di veleno, ma ciò non scagiona totalemente i suoi nemici che consideravano il fatto come un “infausto avvenimento”. La scomparsa di Ferdinando, che godeva di enorme popolarità, fu compianta dai sudditi.

Pranzo libero, e partenza nel pomeriggio per il Labirinto del Masone, a pochi chilometri da Fontevivo.

LA STORIA

Il Labirinto della Masone è un parco culturale progettato da Franco Maria Ricci con gli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto. Ospita spazi culturali per più di 5.000 metri quadrati, destinati alla collezione d’arte di Franco Maria Ricci (circa 500 opere dal Cinquecento al Novecento) e a una biblioteca dedicata ai più illustri esempi di tipografia e grafica, tra cui molte opere di Giambattista Bodoni (su cui Ricci ha curato recentemente uno splendido volume monografico) e l’intera produzione di Alberto Tallone. Completeranno questa collezione storica tutti i libri curati da Franco Maria Ricci in cinquant’anni di attività. Il Labirinto della Masone con pianta a stella copre 7 ettari di terreno ed è realizzato interamente con piante di bambù di specie diverse. Al centro del Labirinto della Masone trovate una piazza di duemila metri quadrati contornata da porticati e ampi saloni: ospita concerti, feste, esposizioni e altre manifestazioni culturali. Prospiciente la piazza, una cappella a forma piramidale ricorda il labirinto come simbolo di fede. Ci sono, per i visitatori, una caffetteria, un ristorante, uno spazio gastronomico parmigiano e un bookshop dove si possono trovare anche molte edizioni ormai rare di Franco Maria Ricci.

PERCORSO DI VISITA

Ad attendere i visitatori, ci saranno delle novità. Tra queste, la più importante riguarda il percorso nel labirinto: camminando nel dedalo di bambù i visitatori potranno infatti scoprire, passo dopo passo, attraverso nuovi pannelli posti tra i viali, la storia dei labirinti, a partire dal mito di Creta, passando per il Medioevo e il Rinascimento, fino ad arrivare ai giorni nostri.E un analogo percorso a tappe racconterà anche la storia del Labirinto della Masone e del sogno del suo creatore, Franco Maria Ricci, delle sue ispirazioni – dai labirinti di specchi scoperti nell’infanzia all’incontro con il “labirintografo” Jorge Luis Borges – e della realizzazione del progetto. E ancora, tramite questa rete di suggestioni fatta di testi e immagini, il visitatore potrà conoscere i vari aspetti della carriera di Ricci, dal “colpo di fulmine” con il Manuale Tipografico di Bodoni agli esordi come designer negli anni Sessanta, fino alla decisione di divenire editore, evidenziandone i momenti, le collaborazioni e le amicizie importanti (Calvino, Eco, Barthes, Paz, e molti altri grandi protagonisti dell’arte, della cultura e della moda…)  ed esplorando i legami tra la sua produzione editoriale e la sua eclettica collezione d’arte. Altri piccoli ma interessanti allestimenti temporanei saranno inseriti invece nelle sale della collezione di Franco Maria Ricci: in particolare, un approfondimento sull’arte e la creatività dei primi del Novecento, attorno ad alcune testimonianze originali di Galileo Chini – le formelle provenienti da Salsomaggiore – e “I fiori di carta di Mao Tse Tung”, l’esposizione dei ritratti monocromi del dittatore cinese che furono oggetto di una celebre pubblicazione d’arte di Franco Maria Ricci.

Nel pomeriggio partenza per Cabriolo e la chiesa templare,

Cabriolo, Chiesa di Saint. Thomas Becket

Sec. XII – XV – XVII

IL ROMANICO A PARMA E PROVINCIA

Percorsi nel Romanico

Il Romanico in CittàUn gioiello del RomanicoLa Piazza del DuomoCinetecaLa CattedraleIl BattisteroIl VescovadoIl Museo DiocesanoIl Romanico a ParmaSan Giovanni EvangelistaSan Francesco del PratoIl Sacello di San PaoloGalleria NazionaleL’Ospedale VecchioLa Chiesa di Santa CroceLa Piazza GrandeIl romanico in ProvinciaLe Pievi del ParmenseBadia Cavana, Abazia di San BasilideBazzano, Pieve di Sant’AmbrogioBorgotaro, Chiesa di San CristoforoCareno, Santuario della Beata Vergine AssuntaCastione Marchesi, Abazia di Santa Maria AssuntaContignaco, Pieve San Giovanni BattistaFontevivo, Chiesa dell’Abazia di San BernardoGainago, Pieve di San Giovanni BattistaMoragnano, Chiesa di Santa GiulianaSan Nicomede, Chiesa di San NicomedeSan Secondo, Pieve di San GenesioSant’Ilario Baganza, Chiesa di Sant’IlarioSasso, Pieve di Santa Maria AssuntaSerravalle, Chiesa di San Lorenzo e BattisteroTizzano, Chiesa di San PietroZibana, Chiesa di Santa Maria AssuntaGaione, Pieve dei Santi Ippolito e CassianoLa Via FrancigenaFidenza, Duomo di San DonninoCabriolo, Chiesa di Saint. Thomas BecketSanguinaro, Chiesa dei Santi Simone e GiudaSan Pancrazio, Pieve di San PancrazioParma, Chiesa di Santa CroceVicofertile, Pieve di San GeminianoCollecchio, Pieve di San ProsperoTalignano, Pieve di San BiagioFornovo, Pieve di Santa Maria AssuntaBardone, Chiesa di Santa Maria AssuntaBerceto, Duomo di San Moderanno. Dedicata a Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury martire nel 1170 per volere di Enrico II d’Inghilterra, la chiesa era in origine la cappella di una residenza – fattoria (mansio) dei Cavalieri Templari. Nell’attuale edificio ad aula si possono distinguere due fasi costruttive: l’abside, che risale al XII – XIII secolo, e la navata con la facciata, realizzate nella prima metà del XV secolo. Nell’abside, in mattoni e scandita da sette archi ciechi e lesene, si aprono tre piccole finestre in cotto: la finestra centrale, riaperta nel 1954, è originale, mentre le laterali sono state aggiunte in quella stessa occasione. La piccola cappella laterale è stata costruita alla fine del XVII secolo. A fianco dell’abside sorge il campanile: la base quattrocentesca, rialzata nel 1822, è stata conclusa nel 1928 con la costruzione della cella campanaria. Nel corso di un restauro sul lato sinistro dell’aula è emersa una fascia affrescata databile alla prima metà del Quattrocento. L’affresco, scalpellato per favorire l’adesione di uno strato di intonaco steso successivamente, rappresenta la Trinità, l’arcangelo Michele che pesa le anime, la Crocifissione, e alcuni santi, tra cui si riconoscono Pietro e Giovanni Battista con due committenti dell’affresco inginocchiati. La Trinità è raffigurata come tre persone uguali che si apprestano a consumare un pasto, secondo uno schema, che trae origine dall’episodio biblico del Signore che visita Abramo nel deserto (Genesi 18, 1-15), usuale nella cultura bizantina ma assai raro in occidente, e che diviene in quel periodo il modello per tutte le successive raffigurazioni della Trinità in area ortodossa.

In serata rientro in hotel cena libera.

3° giorno – il Graal

Dopo la prima colazione, check-out dall’hotel. Partenza per Berceto, visita del Duomo e del museo con il calice di vetro che molti considerano il Graal.

Berceto sorge su quella che è la Via Francigena, crocevia di popoli e culture differenti: tribù longobarde, pellegrini in viaggio verso Roma, templari, vescovi francesi. Uno di questi, il Vescovo di Rennes Moderanno, durante il suo viaggio verso la capitale della cristianità, sostò nel piccolo borgo dell’Appennino parmense e decise di restarvi. È proprio grazie a Moderanno, a cui venne poi dedicato il Duomo, che Berceto possiede alcune preziose reliquie, ad esempio i resti di San Remigio, il convertitore dei Franchi, all’epoca custoditi nel monastero benedettino. Ma il più grande mistero del Duomo di Berceto, conosciuto anche come Duomo di San Moderanno, riguarda un antico e prezioso calice di vetro. Quarant’anni fa, durante dei lavori, fu scoperta, ad elevata profondità, un’antica tomba situata sotto il centro del presbiterio; la tomba, povera e spoglia, non reca il nome del defunto ma risale probabilmente all’XI secolo, all’epoca della comunità monastica, il cui monastero sorgeva accanto alla chiesa; è dunque probabile che la tomba, al cui interno fu ritrovato il misterioso calice di vetro, appartenesse ad un monaco. Il mistero si infittisce: come fa una tomba così semplice e povera a trovarsi in un luogo di sepoltura tanto maestoso? E perché un monaco avrebbe dovuto farsi seppellire con un calice? Nonostante sia molto antico, il calice di vetro è semplice ed elegante allo stesso tempo: le analisi mostrano che è composto da tre parti separate, il piede, il gambo e la sottilissima coppa – in cui sono evidenti le soffiature del vetro -, unite da pasta di vetro; per la sua fragilità è un miracolo che si sia conservato tra i detriti tanto a lungo. Diversi studiosi hanno lanciato l’ipotesi secondo cui il calice di vetro sarebbe niente di meno che il Sacro Graal, la coppa utilizzata da Gesù Cristo durante l’Ultima Cena e con cui in seguito fu raccolto il suo sangue durante la crocifissione, nonché la reliquia più importante di tutto il mondo cristiano, quella che, secondo la leggenda, i templari cercavano con tanta dedizione. La lunetta scolpita posta sul portale della chiesa sosterrebbe questa tesi: il centro dell’effigie è occupato da Gesù in croce, raffigurato con gli occhi aperti, simbolo di Risurrezione e vittoria sulla morte; alla sua sinistra troviamo Maria, in un atteggiamento di composto dolore, un Santo Anziano ed un vescovo, probabilmente San Moderanno; a destra, tra le altre figure, troviamo il centurione che con la lancia colpisce il costato di Gesù ed un fanciullo che ne raccoglie il sangue con una coppa. Il Sacro Graal appunto. Si tratta dello stesso calice ritrovato nella tomba del monaco senza nome? Egli non ha voluto rivelare la propria identità proprio per nascondere il prezioso oggetto? Secondo le vicende storiche è plausibile che il calice di vetro sia effettivamente il Sacro Graal, a lungo custodito in Bretagna e poi arrivato fino a noi grazie ai pellegrini francesi che si recavano a Roma, come San Moderanno.

Pranzo libero, e fine dei servizi prenotati.

Prezzo a persona in camera doppia 260.00 euro

Supplemento singola 100.00 euro

LA QUOTA INCLUDE: soggiorno in hotel 3 * zona Parma in pernottamento e prima colazione, guida il primo giorno, ingressi come da programma.

LA QUOTA NON ICLUDE: tasse di soggiorno, assicurazione annullamento, i pranzi e le cene, tutto quello che non è nella quota comprende.

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